Il disastro brasiliano nella pandemia

Attualmente al mondo, forse un morto di covid su quattro è brasiliano; e, mentre la tendenza di tutti gli altri paesi – anche i più colpiti: USA, Messico, India e Regno Unito – è in notevole calo, in Brasile, al contrario, la curva dei decessi appare spaventosamente in ascesa. Nonostante il Brasile abbia solo il 2,7% della popolazione mondiale, il rapido aumento delle morti registrato nelle ultime settimane ha fatto sì che contribuisse al 23% dei decessi (ufficiali) per covid sul pianeta.

Alcune facce della catastrofe brasiliana

Secondo il bollettino straordinario pubblicato il 16 marzo scorso dalla maggiore istituzione nazionale di ricerca e sviluppo nel settore di scienze biologiche e mediche vincolata al ministero della sanità brasiliano, la Fondazione Oswaldo Cruz (Fiocruz), il Paese si trova in una situazione catastrofica. In quasi tutto il Brasile si registra che i sistemi sanitari sono in situazione critica o di vero e proprio collasso “poiché incapaci di attendere alle necessità di tutti i pazienti gravi e causando ai lavoratori della sanità una situazione di esaurimento”.

In quasi tutto il paese, la percentuale di occupazione delle terapie intensive è maggiore dell’80% e in più della metà del Brasile è maggiore del 90%. La vaccinazione va a rilento: il 6,8% dei brasiliani ha ottenuto la prima dose e solo il 2,5% la seconda. Più in generale, le politiche di lotta alla pandemia sono deboli e confuse per il lassismo del governo federale, quasi sempre in contrasto con le disposizioni attuate a livello locale,

Il presidente Jair Bolsonaro ha da poco cambiato, per la quarta volta dall’inizio della pandemia, il suo ministro della salute. Egli ha sempre sminuito fin dall’inizio il problema dell’epidemia di coronavirus: affermando che si trattasse di una semplice influenza; divulgando opinioni contrarie all’uso delle mascherine e alle misure di distanziamento, che i singoli governatori degli stati della federazione ed i sindaci delle città – chi più e chi meno – promuovono e mettono in atto; e diffondendo propagande di rimedi e farmaci suppostamente risolutori, come la clorochina.

Solo per poi si va a scoprire che la lobby dei tre più grandi produttori nazionali di clorochina – la Apsen di Renato Spallicci, la EMS di Carlos Sanchez e la Cristália di Ogari de Castro Pacheco – finanziano abbondantemente le campagne politiche di Bolsonaro ed hanno anche recentemente ricevuto, nel 2019, finanziamenti milionari dal BNDES, la banca pubblica per lo sviluppo brasiliana, per un totale stratosferico di circa 300 milioni di reais (50 milioni di euro).

Di fronte ad un aumento record della disoccupazione negli ultimi due anni (più di 15 milioni di brasiliani sono in cerca di lavoro e la povertà, sia quella relativa che assoluta, si sta diffondendo in tutto il paese), è evidente che grandi fasce di popolazione sfavorita siano costrette ad uscire continuamente di casa (quando ne posseggono una) per procurarsi il minimo indispensabile per la sopravvivenza. La conseguenza è che sono tanti e tante a contagiarsi nelle periferie e nelle favelas delle metropoli e nelle realtà rurali distanti dai maggiori centri commerciali, oltre che nelle comunità che abitano nei grandi ecosistemi specifici dell’interno del continente, Amazzonia, Pantanal, Caatinga: popoli originari, quilombola, rivieraschi ed estrattivisti.

Eppure, nelle città, dalle più piccole alle grandi capitali degli stati, le persone usano costantemente le mascherine, soprattutto di fabbricazione locale ed artigianale. Le maschere industriali e professionali davvero a norma sono un lusso per la fascia di popolazione più ricca e medio-alta. Nonostante la confusione e i contrasti tra le istituzioni politiche rispetto alle misure di contenimento della pandemia, si percepisce che la maggioranza della gente rispetta le norme basiche del distanziamento, dell’uso delle mascherine e dell’utilizzo di igienizzanti per le mani nel quotidiano, sia nelle uscite in strada per gli acquisti di beni indispensabili e sia nelle case, anche nei casi in cui le suddette norme non siano obbligatorie per decreto.

Bolsonaro in caduta libera

Il costante precipitare delle conseguenze catastrofiche dell’epidemia – in termini di morti, intubazioni, ricoveri in terapie intensive sovraffollate, aumenti di contagi, blocco e chiusura delle scuole e delle attività economiche con conseguente aumento della disoccupazione e mancanza di misure si supporto e ristoro da parte del governo – sta facendo crollare la popolaritá del presidente. Sondaggi recenti registrano nuovi costanti record negativi: il 54% della popolazione ripudia e ritiene pessima l’attuazione del presidente Bolsonaro e il 79% è convinta che la pandemia sia fuori controllo.

Altri tre elementi indeboliscono fortemente il governo ed il suo presidente: il recente cambio al vertice degli USA, con l’uscita di scena di un alleato ideologico come Trump; il costante aumento di sfiducia dei mercati e degli investitori stranieri rispetto agli scenari catastrofici a livello sanitario, sociale ed inevitabilmente economico, tenendo conto anche dell’enorme esposizione debitoria del Brasile; ed infine, la recente svolta giudiziaria che ha visto la Corte Suprema riabilitare l’ex Presidente Lula da Silva, annullando le sentenze che lo avevano condannato ingiustamente per corruzione, ed il suo ritorno sulla scena politica, che ha già determinato in pochi giorni il sorpasso nei sondaggi rispetto a Bolsonaro.

Le elezioni generali si terranno alla fine del prossimo anno 2022. Bolsonaro tenterà di arrivare a quell’appuntamento mantenendosi stretti gli attuali alleati che lo sostengono, nel parlamento e nella società: i militari, nonostante siano divisi fra loro in almeno tre fazioni – l’ideologica, la pragmatica e quella coinvolta in cariche governative (più di seimila); la maggioranza degli esponenti delle chiese evangelicali ed i loro adepti retrogradi; lo zoccolo duro delle elite bianche, razziste e fasciste; il gruppetto dei partiti di centro e centro-destra con i quali ha recentemente stretto accordi interessati, basati su scambi di favori e finanziamenti clientelari.

Proprio quest’ultimo segmento però, in vista di elezioni nelle quali Bolsonaro, secondo i sondaggi, figura perdente al secondo turno contro qualsiasi altro candidato dell’opposizione, sta dando evidenti segnali di riavvicinamento con le compagini di centro-sinistra, e soprattutto con Lula, il candidato attualmente più favorito e ritenuto in grado di catalizzare tanto un ampio elettorato popolare quanto i favori della maggioranza dei settori imprenditoriali nazionali – piccoli, medi ed anche di grandi dimensioni. La borghesia investitrice nazionale, infatti, appare ora spaventata dalla folle incongruenza dell’estrema destra di Bolsonaro e ricomincia a ricordare le potenzialità economiche sviluppate dal Brasile durante la conduzione keynesiana dei governi Lula e Dilma.

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