Per una svolta politica e sociale

LEF è solo una rivista online. Ma oggi tutti e tutte dovrebbero impegnarsi in modo attivo: per provare a dare, o perlomeno indicare, un possibile sbocco positivo alla situazione determinata dalla epidemia di Covid19. Lo sentiamo come un dovere.

Ed è con la logica di dare un contributo al fare collettivo che sottoponiamo ai nostri lettori e alle nostre lettrici il seguente documento. Di più. Chiediamo a chi lo condivide di sottoscriverlo, inviando all’indirizzo e-mail lefreview@gmail.com la propria adesione con nome, cognome e città di residenza.

Soprattutto vorremmo organizzare, con chi sottoscrive, momenti di discussione e vere e proprie iniziative. Chiediamo, a tal fine, di fornirci anche eventuali indicazioni di metodo e di merito nella e-mail di adesione. Ed eventualmente il numero di telefono, qualora si intenda partecipare in maniera più attiva.

Non sappiamo come accoglierete questa proposta. E non sappiamo se riuscirà a tradursi in fatti veri e propri. Confidiamo che serva comunque, se non altro, a porre davanti a tutti noi la questione semplice e complessa, e soprattutto urgente, di passare dalle parole alle iniziative concrete.

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PER UNA SVOLTA POLITICA E SOCIALE

1) Con il governo Draghi sta prendendo forma il progetto di riunificazione delle scelte e degli indirizzi dell’attuale classe dirigente italiana: dalle grandi aziende che operano anche nel pubblico agli ambienti della finanza, dai grandi gruppi dell’informazione alle nuove imprese della comunicazione digitale.

Dal loro punto di vista politico (che è il punto di vista della conservazione degli assetti dati) e dal loro punto di vista economico (che è il punto di vista degli interessi dei ceti privilegiati), il nuovo esecutivo Draghi sembrerebbe rappresentare proprio “l’ideale”.

Solo che questo governo potrebbe rivelarsi molto debole. Costitutivamente debole, perfino più debole dei due governi Conte che l’hanno preceduto.

Debole politicamente: perché tende a cancellare repentinamente le differenze esistenti tra le molte culture politiche dominanti, e negli stessi partiti della nuova maggioranza di governo, rischiando di moltiplicare le dinamiche di scomposizione e riaggregazione all’esterno della centralizzazione tecnocratica auspicata dalle classi dirigenti.

Debole socialmente: perché si propone di conciliare ciò che oggi è davvero inconciliabile: il risanamento ambientale e la crescita degli affari; la moltiplicazione dei posti di lavoro e la ristrutturazione del sistema produttivo; l’efficienza delle istituzioni pubbliche e gli incentivi all’iniziativa privata; l’attenuazione delle disparità territoriali e il riferimento europeo; la salvaguardia dei diritti delle persone e il rafforzamento delle autorità di governo e di controllo.

2) Ma il quadro governativo appare debole soprattutto sul piano progettuale, poiché si presenta ostinatamente legato ad un orizzonte programmatico liberista, laddove l’andamento generale di questi ultimi anni tende proprio a superare i due postulati fondativi del liberismo: l’austerità dei bilanci statali e la “libera circolazione” (ovvero, la compravendita senza ostacoli) di denari, merci e esseri umani.

Quei due postulati hanno effettivamente dominato la scena mondiale negli ultimi trent’anni; ma oggi sono ricacciati indietro dalla sempre più evidente multipolarizzazione del mondo e dalla virulenza della pandemia globale, che non sono per nulla semplici parentesi. La multipolarità, peraltro, la stiamo vedendo all’opera persino sui vaccini anticovid; quanto alla pandemia, anche i più ottimisti stanno capendo che distanziamento fisico, mascherine e chiusure ci accompagneranno ancora a lungo. Per non parlare del quadro davvero inquietante della nuova età dell’antropocene, tra zoonosi e riscaldamento climatico.

Viviamo, in sostanza, una transizione storica fluida; e coloro che in progressione avranno meno carte da giocare saranno esattamente i cultori dell’ordine costituito, sempre più obbligato, dalla forza stessa delle cose, nei panni antiquati e poco utilizzabili di un “vecchio ordine”. Draghi è senz’altro uno di quei cultori. Come lo sono tanti capitani d’azienda, tanti esponenti politici e tanti direttori di giornali.

3) Non si fraintenda, però: il potere dei cultori del vecchio ordine è sì precario, ma resta tuttora reale. Precario è il quadro generale che li comprende e li legittima, ma sul piano immediato le loro decisioni incidono realmente. E il fatto che in Italia (e fuori d’Italia) le attuali classi dirigenti abbiano davanti percorsi non facili, non implica affatto che la loro dissoluzione avverrà da sola.

Anzi, è facilmente accaduto che nelle fasi di transizione i ceti privilegiati si ritrovino a gestire per intero la cosa pubblica. Pur scindendosi, e persino combattendosi, nei due grandi campi di quelli che vogliono il ritorno all’antico regime e quelli che più realisticamente vogliono provare a governare i tempi nuovi, tendono pur sempre a fare barriera comune contro quanti si battono per il cambiamento dell’assetto sociale e non solo per il cambio di indirizzo politico.

Di fatto, la debolezza politica sociale e culturale del governo Draghi non si tradurrà spontaneamente in un miglioramento delle condizioni delle classi popolari.

Se le cose saranno lasciate a loro stesse, non ci sarà alcuna riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; non ci sarà nessun ambiente veramente risanato e messo al sicuro dalle tradizionali logiche predatorie; non ci sarà un reale superamento della precarietà del lavoro; non ci sarà alcun miglioramento per la vita delle donne, per le quali si riduce il lavoro “pagato” e cresce il lavoro di cura all’interno della famiglia; non ci sarà alcun consolidamento delle attuali misure di sostegno al reddito delle persone fisiche; non ci sarà integrazione vera per migranti e fasce marginali; non ci sarà nessuna tutela effettiva dei beni comuni e nessun reale potenziamento del patrimonio pubblico in materia di istruzione, sanità e trasporti.

E non ci sarà alcuna riduzione degli armamenti e nessun superamento della adesione italiana ai blocchi e alle spedizioni militari.

3) In poche parole: questo governo meriterà davvero tutta l’opposizione sociale e politica necessaria. Una opposizione che non si limiti a parlare, ma che mobiliti donne e uomini con proposte semplici ed unitarie, capaci di aprire vertenze con le classi dirigenti e col governo Draghi, in Italia, e con la Commissione guidata da von der Leyen in Europa.

Fin da subito occorrerebbe partire con cinque precise rivendicazioni, mettendo il governo di fronte alle vere questioni che si agitano in una fase di transizione storica:

  • Potenziamento della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, della ricerca pubblica e dei trasporti pubblici, prevedendo a tal fine una precisa “tassa di scopo” sulle grandi ricchezze. In concreto: aumento del 2%, e per cinque anni, dell’attuale tassazione sulle parti di patrimonio familiare eccedenti i cinquecentomila euro, da utilizzare ad esclusivo beneficio degli istituti di welfare pubblico;
  • Risanamento ambientale, con particolare riferimento al disinquinamento di suoli e falde acquifere, alle riforestazioni e alla vivibilità urbana. In concreto: all’ambiente vanno destinati i due terzi degli stanziamenti complessivi previsti dal Recovery plan;
  • Riduzione per legge dell’orario di lavoro, con assoluta parità di salario. In concreto: 30 ore massime per tutti i comparti;
  • Miglioramento dell’Istituto del reddito di cittadinanza e dell’Istituto della cassa integrazione. In concreto: aumento del 20% degli stanziamenti previsti nel bilancio 2021 e riformulazione più inclusiva delle rispettive regolamentazioni;
  • Intervento sul sistema bancario anche ai fini di una maggiore facilitazione dell’accesso al credito a lunga scadenza per esercenti, artigiani e piccoli imprenditori. In concreto: istituzione di specifici sportelli pubblici di risparmio e credito agevolato, gestiti dalla Cassa depositi e prestiti e sostenuti finanziariamente da una partecipazione diretta dello Stato con fondi reperiti da una riduzione del 10% delle spese militari.

4)Ma come avviare una mobilitazione reale su tali proposte? Chi potrebbe promuoverla?

Invitando a sottoscrivere e diffondere il presente documento, noi facciamo appello a tutte e a tutti coloro che hanno a cuore la Costituzione antifascista del nostro Paese e che intendono contrastare le disuguaglianze sociali, le discriminazioni razziali e di genere, le politiche che accrescono la differenziazione territoriale.

Iniziative ci sono già, un po’ ovunque. Ed un esempio significativo è costituito dalle mobilitazioni che si stanno sviluppando in Europa con il sostegno del Partito della Sinistra Europea e dei partiti nazionali ad esso aderenti e del gruppo della GUE/NGL nel Parlamento Europeo. Ma non è ancora sufficiente.

Ciascuno e ciascuna di noi deve decidersi ad agire in prima persona.

Ci rivolgiamo soprattutto alle donne e agli uomini di questo nostro Paese che combattono contro le ingiustizie.

Ci rivolgiamo a chi opera nei comuni, nelle province e nelle regioni, nelle organizzazioni politiche, sindacali e di volontariato che sostengono quotidianamente, in vario modo, i diritti e i bisogni dei ceti popolari.

Ci rivolgiamo alle parlamentari e ai parlamentari che non hanno votato la fiducia al governo Draghi in considerazione dei contenuti classisti che lo caratterizzano.

Ci rivolgiamo, quindi, a chi è consapevole di quanto sarebbe ingiusto (al di là della sostanziale impossibilità) il ritorno puro e semplice al 2019. Ovvero, alle disuguaglianze stratosferiche tra chi ha tutto e chi niente, alle devastazioni ambientali e alle carenze strutturali nel lavoro e nei servizi sociali.

Abbiamo bisogno di camminare insieme in ben altra direzione.

Su questi temi, invitiamo tutte e tutti non solo a sottoscrivere il documento, ma anche ad appositi incontri online che faremo ad aprile, le cui modalità e date saranno rese note tramite evento facebook.

Redazione di LEF (www.lefrivista.it)

e-mail: lefreview@gmail.com

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2 commenti

  1. NANDO MICHELE SIMEONE dice:

    Aderisco mi sembra giusto e assolutamente necessario!

  2. […] Il documento “Per una svolta politica e sociale”, che abbiamo proposto la settimana scorsa (https://www.lefrivista.it/2021/03/13/per-una-svolta-politica-e-sociale/), ha suscitato nei nostri lettori interesse, ma anche rilievi critici. In particolare, abbiamo […]

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