Oh, mio povero bufalo

di Rosa Luxemburg

Giusto 150 anni fa, il 5 marzo 1871, nasceva Rosa Luxemburg, la grande rivoluzionaria tedesco-polacca. Senza particolari intenti celebrativi, LEF ripropone qui il noto passo di una sua lettera a Sonja Liebknecht (moglie di Karl), scritta nel dicembre del 1917 dal carcere di Breslavia, dov’era detenuta per aver manifestato contro la guerra. Era il suo terzo Natale in prigione.

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… Oh, Sonjuscka, qui ho provato un forte dolore. Nel cortile dove passeggio arrivano spesso dei carri dell’esercito stracarichi di sacchi o vecchie casacche e camicie militari, spesso con macchie di sangue… Vengono scaricate qui, distribuite nelle celle, rappezzate, poi ricaricate e spedite all’esercito.

Recentemente è arrivato uno di questi carri, tirato da bufali invece che da cavalli. Per la prima volta ho visto questi animali da vicino. Sono di costituzione più robusta e massiccia dei nostri buoi, con teste piatte e corna ricurve basse, il cranio quindi è simile a quello delle nostre pecore, sono completamente neri, con grandi, dolci occhi neri. Provengono dalla Romania, sono trofei di guerra.

I soldati che guidavano il carro raccontarono che fu molto faticoso catturare questi animali selvaggi e ancor più difficile – essendo abituati alla libertà – usarli come animali da tiro. Furono orribilmente percossi finché non appresero che anch’essi avevano perso la guerra e che per loro valeva il motto «vae victis». A Breslavia vi devono essere un centinaio di questi animali; essi, che erano abituati ai rigogliosi pascoli romeni, ricevono un misero e scarso foraggio. Vengono sfruttati senza pietà per trainare tutti i carri possibili, e così vanno presto in rovina.

Dunque, alcuni giorni fa arrivò qui un carro carico di sacchi. Il carico era così alto che i bufali, all’entrare nel portone, non riuscivano a superare la soglia. Il soldato accompagnatore, un tipo brutale, cominciò a picchiare tanto forte gli animali con la grossa estremità del manico della frusta che la sorvegliante, indignata, lo riprese, chiedendogli se non avesse proprio alcuna compassione degli animali. «Neanche di noi uomini nessuno ha compassione», rispose egli sogghignando, e picchiò ancor più sodo.

Alla fine, gli animali tirarono e scamparono il peggio, ma uno di essi sanguinava… Sonjuscka, la pelle dei bufali è proverbiale per lo spessore e la durezza, eppure la loro era lacerata. Poi, mentre si scaricava, gli animali stavano muti, sfiniti, e uno, quello che sanguinava, guardava lontano con sulla faccia nera e nei dolci occhi neri un’espressione come di un bambino rosso per il pianto.

Era esattamente l’espressione di un bambino che è stato duramente punito e non sa perché, non sa come deve affrontare il supplizio e la bruta violenza…

Io stavo lì e l’animale mi guardò, mi scesero le lacrime — erano le sue lacrime. Non si può fremere dal dolore per il fratello più caro come io fremevo nella mia impotenza per quella muta sofferenza.

Come erano lontani, irraggiungibili, perduti i bei pascoli liberi e rigogliosi della Romania! Come era diverso lí lo splendore del sole, il soffio del vento! Come erano diverse le belle voci degli uccelli che lí si udivano e il melodico muggito dei buoi!

E qui: questa città straniera, orribile, la stalla umida, il fieno ammuffito, nauseante, misto di paglia fradicia, gli uomini estranei, terribili; e le percosse, il sangue che colava dalla ferita fresca…

Oh, mio povero bufalo, mio povero, amato fratello, noi due stiamo qui impotenti e muti e siamo uniti solo nel dolore, nell’impotenza, nella nostalgia…

Intanto, i detenuti si muovevano affaccendati attorno al carro, scaricavano i pesanti sacchi e li trascinavano nella casa; il soldato, invece, con le due mani nelle tasche passeggiava a grandi passi per il cortile, rideva e fischiettava una canzonetta.

E così mi passò dinanzi tutta la magnifica guerra.

Scriva presto. La abbraccio, Sonjuscka.

Sua R.

P.S. Sonjuscka carissima, sia calma e serena nonostante tutto. Così è la vita e così bisogna prenderla, coraggiosamente, intrepidamente e sorridendo, nonostante tutto. Buon Natale!

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