Ultimi giorni in America

(da Bertolt Brecht, Diario di lavoro, Einaudi, Torino 1976, vol. II, pp. 865 – 866)

30. 10. 47

– La mattina a Washington davanti all’UN-American Activities Committee. Dopo che due writers di Hollywood (LESTER COLE e RING LARDNER JR) avevano risposto alla domanda se appartenevano al partito comunista limitandosi a dire che la domanda era incostituzionale, sono stato chiamato al banco dei testimoni, seguito dagli avvocati dei 19, Bob Kenny e Bartley C Crum, ai quali però non era permesso di intervenire in alcun modo. Un’ottantina di rappresentanti della stampa, due stazioni radio, operatori cinematografici, fotografi. Tra il pubblico, gente di teatro di Broadway, come osservatori a noi favorevoli. D’accordo con i 18 e con gli avvocati io, in quanto straniero, ho risposto alla domanda e precisamente ho risposto con un «no», cosa che corrispondeva al vero. L’accusatore Stripling dà lettura di molti passi della LINEA DI CONDOTTA e si fa raccontare da me la trama. Io rinvio al modello giapponese, indico come tema la dedizione a un’idea e respingo l’interpretazione secondo cui si tratterebbe di un assassinio di carattere disciplinare, spiegando che si tratta invece di autoannientamento. Riconosco che il fondamento dei miei drammi è marxista e constato che, specialmente nel caso di drammi con un contenuto storico, non è possibile scriverli in maniera intelligente in un qualche modo diverso.

– L’interrogatorio è esageratamente cortese e finisce senza alcuna imputazione; mi torna utile il fatto che non ho avuto quasi niente a che fare con Hollywood, che non mi sono mai intromesso nella politica americana e che coloro che mi hanno preceduto sul banco dei testimoni si sono rifiutati di rispondere ai membri del Congresso.

– I 18 sono molto soddisfatti della mia deposizione, anche gli avvocati. Lascio immediatamente Washington insieme a Losey e Hambleton che vi erano venuti.

– La sera ascolto alla radio, in compagnia di Helli e dei Budzilawski, alcuni parti del mio interrogatorio.

31.10.47

– La mattina incontro LAUGHTON, che se ne va in giro con la barba di Galileo ed è contento di non aver bisogno di un coraggio particolare per recitare Galileo. A sentir lui: niente headlines sul mio conto.

– Il pomeriggio partirò in aereo per Parigi.

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