Subito lockdown, subito misure sociali !

Al Consiglio dei Ministro

Al Presidente della Regione Campania

Al Presidente ANCI Campania

SUBITO LOCKDOWN, SUBITO MISURE SOCIALI!

La rete firmataria di queste proposte ritiene che la crescita esponenziale dei contagi ponga l’esigenza di misure drastiche, da adottarsi quanto prima. Anche ogni singolo giorno è prezioso. Rinviare ed usare nel frattempo mezze misure non ci tutela dal punto di vista sanitario, facendo comunque crescere la frustrazione.

Le recenti reazioni in Campania e altrove all’ipotesi di misure drastiche devono pur insegnarci qualcosa: esiste una fascia di disagio abbastanza estesa e trasversale che in questo momento vive la proposta del lockdown come una minaccia alla propria sopravvivenza e che, in modo consapevole o meno, sta dando linfa ad una protesta orientata decisamente verso una pericolosa destabilizzazione. Occorre sganciare questo strato di bisogno dalla strumentalizzazione in atto, germe di una possibile profonda instabilità dello Stato. C’è bisogno di un piano complessivo socio-sanitario, che rompa la contrapposizione tra la tutela della salute e il reddito/lavoro, che tenga insieme i due elementi in modo da diventare complessivamente efficace nei suoi intenti.

Le proposte che seguono nascono dal lavoro reale e radicato, su alcuni temi che la nostra rete associativa affronta da diversi anni a Caserta, in Campania e nel Paese. Richiamano perciò alla responsabilità diversi interlocutori istituzionali e politici, in base alle rispettive competenze. Non abbiamo la pretesa di rappresentare la complessità degli interventi necessari, che andrebbero inscritti in più ampie misure di benessere collettivo, in modo da accrescere la protezione di ciascuno evitando però eccessive restrizioni e fenomeni di caccia all’untore che vanno ben oltre la responsabilizzazione di ciascun cittadino.

Il primo lockdown ha fatto “scuola” ed è stata un’esperienza, per quanto drammatica, utile ad orientare gli interventi che servono oggi, consapevoli del collegamento cruciale che c’è tra la prevenzione sanitaria ed il contrasto alla pauperizzazione ad ampio raggio. Non si può lasciar “scoperta” da misure economiche e sanitarie alcuna sacca di popolazione residente sul territorio, se non al prezzo di accrescere il rischio che sta correndo la salute pubblica.

SOSTEGNO AL REDDITO

  1. DIAMO CONTINUITA’ AL REDDITO DI CITTADINANZA.

Al termine dell’erogazione dei primi 18 mesi del Reddito di Cittadinanza, è previsto un intervallo di 30 giorni prima della possibilità di poter ripresentare la domanda. E’ proprio in questi mesi che stanno scadendo moltissime prestazioni di chi ha fatto domanda per il primo “ciclo”. Il mese di stand-by andrebbe abolito, dando alle persone possibilità di beneficiare della continuità. Chi ha già atteso il mese, una volta scaduta la prestazione, e presenta i requisiti per la riammissione, potrebbe avere la cifra corrispondente al mese “perso” anche in corso d’opera. Questa è una misura “a costo zero” nella misura in cui non si tratta di aggiungere una mensilità, bensì di anticiparla.

  1. FACILITARE L’ACCESSO AL REDDITO DI EMERGENZA

Chi per vari motivi non ha una residenza, di fatto viene tagliato dall’accesso al REM, non potendo elaborare l’ISEE. La soluzione starebbe nel rendere possibile indicare, nella richiesta, che il dichiarante inserisce il luogo di dimora abituale in luogo della residenza. Questa possibilità sarebbe da aprirsi solo per chi non dispone di una residenza al momento della domanda, onde evitare di legittimare dichiarazioni fraudolente o comunque incompatibili con la formulazione dell’ISEE.

  1. STOP ALLE DECURTAZIONE DEGLI IMPORTI NON SPESI SULLA CARTA RDC/PDC

L’art. 3 co. 15 del DL 4/19 prevede che il beneficio deve essere speso interamente entro il mese successivo a quello di erogazione. L’importo non speso o non prelevato viene sottratto nella mensilità successiva, nei limiti del 20% del beneficio erogato. Fanno eccezione gli importi ricevuti a titolo di arretrati. È prevista inoltre la decurtazione dalla Carta degli importi complessivamente non spesi o non prelevati nei sei mesi precedenti, ad eccezione di una mensilità. Oltre a costituire, già normalmente, una violazione della libertà di un nucleo di programmazione della propria vita e dunque delle relative spese, in tempo di Covid-19 la famiglia va lasciata libera di decidere la modalità più calzante per sé di investire il denaro di cui è in possesso. Altrimenti, si agevolano situazioni paradossali, di persone che, pur percependo il RdC, sono costrette a rivolgersi ad usurai per prestiti. C’è anche un motivo contingente ma importantissimo: molte persone risultate positive al Covid-19 e, dunque, in quarantena o ricoverate, hanno ricevuto l’avviso dall’INPS dell’arrivo della propria carta e, non potendo recarsi a ritirarla, non riescono a spendere l’importo mensile.

  1. COMUNICAZIONI DA PARTE DELL’INPS

In base all’art. 5 Co. 3 del DL 4/19,l’Inps potrebbe inviare comunicazioni alle famiglie che hanno possibilità di beneficiare del RdC stante la DSU. Si chiede che l’INPS possa attivare questo canale di comunicazione affinché possa giungere al maggior numero di cittadini una corretta informazione sulle opportunità di accesso al reddito. Sarebbe importante soprattutto verso quei nuclei familiari che non hanno diritto al contributo economico del RdC ma che invece possono accedere al contributo all’affitto: una possibilità solcata molto poco a tutt’oggi.

  1. BUONI SPESA NON DISCRIMINATORI

E’ probabile che in questa fase si adottino nuovamente questi strumenti di sostegno ai nuclei familiari. Molti Comuni tra cui Roma, Napoli e L’Aquila, ricevettero l’ordine da parte dei rispettivi Tribunali a rivedere i criteri di assegnazione dei sussidi, in quanto discriminatori nei confronti di chi, seppure stabilmente residente, non ha potuto regolarizzare la propria posizione relativamente ad un permesso di soggiorno e alla residenza. Il diritto all’alimentazione e quindi alla vita stessa non può ammettere discriminazioni: va garantito a prescindere dalla regolarità sul territorio o da specifici requisiti quale quello della residenza, e a maggior ragione nel caso in cui siano tra l’altro coinvolti minori o soggetti particolarmente vulnerabili.

  1. RENDIAMO IL REM COMPATIBILE CON IL RDC E CON LE PENSIONI

L’incompatibilità ha consentito a molte famiglie di respirare poche boccate di ossigeno per non soffocare, magari utilizzando risparmi e chiedendo prestiti, nella speranza di un lockdown provvisorio a breve termine. Ma ora che la fase di convivenza col virus sembra destinata a fasi alterne tra misure più morbide o restrittive, il Reddito di Emergenza è misura che va

  • Resa compatibile con il RdC e con le pensioni (perfino la pensione sociale è motivo ostativo nonostante la presenza di tutti gli altri requisiti! Anche questa è una forma discriminatoria.)
  • Estesa fino ad un massimo di 18 mesi (sul rinnovo si vedrà, ma non si può prorogare di mese in mese)

L’unica cosa che del Rem andrebbe salvaguardata, è la semplicità della presentazione della domanda, apportando pochi correttivi individuati al punto 8.

  1. EMERGENZA ABITATIVA

Estendere la possibilità di adesione al regime della cedolare secca al 10% a tutti i proprietari di immobili che stipulano un contratto di locazione con famiglie percettrici del RdC o della PdC. La proposta si inserisce in un trend di lotta all’evasione fiscale che sta dando buoni risultati, aumentando la compliance della tassazione sulle locazioni. Oggi le locazioni espongono affittuari e locatari ad un peso che provano a scaricarsi a vicenda: perciò vediamo la soluzione più opportuna nell’estendere e facilitare l’utilizzo della cedolare secca da applicarsi a contratti anche al di fuori della mediazione sindacale nel caso di locatari percettori del RdC/PdC con il raggiungimento dei seguenti risultati:

  • Questa proposta offre uno strumento per la valorizzazione del RdC anche come misura di lotta all’emergenza abitativa tra le fasce deboli della popolazione. Il percettore del RdC è spesso ritenuto non attendibile. L’esposizione dei motivi sarebbe lunga, ma è un dato di fatto che il RdC, con il contributo fino 280/mese che eroga in caso di locazione, rappresenta una garanzia equiparabile alla busta paga posta dai proprietari come conditio sine qua non.
  • Il ristoro rappresenta la soluzione al rimpallo tra locatari e affittuari, ed è già previsto per la categoria dei percettori del RdC/PdC (fino a 280 euro/mese per l’affitto). Si andrebbe così a tutelare una fascia debole della società senza scaricare i costi sui proprietari di casa e contemplando un costo che lo Stato di fatto già sostiene;
  • La scelta della regolarità del contratto avrebbe maggiori chances rispetto al “nero” e all’evasione, che in tempi di forte crisi diventa un’opzione più appetibile: di fatto sarebbe anche un adattamento della lotta all’evasione in tempi di pandemia.
  1. RICONSIDERIAMO IL CALCOLO DEL REDDITO FAMILIARE AI FINI DEL RDC

Nel Reddito familiare ai fini del RdC si considerano tutti i redditi e trattamenti assistenziali che già concorrono alla formazione dell’Indicatore Situazione Reddituale (reddito complessivo ai fini IRPEF di tutti i componenti, redditi soggetti a tassazione sostitutiva o a ritenuta d’imposta, redditi esenti, assegni per il mantenimento dei figli, reddito figurativo di attività finanziarie, ecc.) senza togliere le componenti che invece vengono sottratte nell’ambito dell’ISEE (le spese sanitarie per disabili, gli assegni per il coniuge, la deduzione per redditi da lavoro dipendente ovvero pensione, le spese su base nucleo per il canone di locazione, ecc.). L’art. 2, co. 6, del DL 4/19, richiama esclusivamente l’art. 4. co. 2. del D.P.C.M. n. 159 del 2013 e non anche i commi 3 e 4 del citato articolo, relativi alle detrazioni.

Considerando anche che il valore del reddito familiare deve essere inclusivo anche del valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare (fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi), ci troveremo con sovradeterminazioni dei valori reddituali, privi di deduzioni che sono costi reali. Tutto ciò porta ad una valutazione falsata del bisogno della famiglia, del reddito disponibile da integrare, e fa venire meno anche la natura del beneficio. Perciò proponiamo di determinare il valore reddituale includendovi le sottrazioni delle componenti che concorrono all’ISR sull’ISEE.

  1. ELIMINARE REQUISITI DISCRIMINATORI PER L’ACCESSO A RDC/PDC

I requisiti dei 10 anni di residenza e della certificazione su patrimoni esteri, ormai relativa solo al patrimonio immobiliare come da rivolto a persone provenienti da Paesi extra-UE, andrebbero stralciati dai requisiti di accesso al RdC: nel primo caso, per la necessità di individuare soggetti in stato di estremo bisogno nel qui e ora (resterebbe comunque il requisito dei 2 anni), mentre per il secondo va considerata l’ulteriore difficoltà a reperire questi dati in questa fase.

  1. NON LASCIARE INDIETRO NESSUNO

Date le oscillazioni normative, aree come quella di Castel Volturno (ma non solo) ospitano diverse persone irregolari, ossia migranti che sono passati da una condizione di regolarità ad una di irregolarità. Sono persone che già sono state oggetto di un tracciamento da parte delle autorità dello Stato, e che rischiano oggi di restare fuori da ogni misura di sostegno al reddito. La situazione è complessa: la soluzione che proponiamo ricalca il modello portoghese di gestione della prima fase di lockdown, ossia l’attribuzione di un codice fiscale provvisorio, propedeutico alla rinnovata visibilità della persona che potrebbe diventare così destinataria del REM. Queste attribuzioni possono giovarsi di documenti di identità non rinnovati (permesso di soggiorno, carta di identità, passaporto, attestazione di identità delle ambasciate).

  1. DELEGA SPECIALE PER POSITIVI AL COVID-19

Abbiamo ricevuto segnalazioni di famiglie in quarantena che hanno ricevuto il messaggio dell’accettazione della propria istanza di accesso al RdC/PdC, ma nessuno di loro può recarsi c/o l’Ufficio Postale per il ritiro della carta!

Oltre al danno la beffa: visto che la quarantena può durare anche un tempo superiore ai 30 giorni, non solo la famiglia non può beneficiare da subito dell’importo mensile del Reddito, ma rischia anche di perderlo perché non speso!

Si può ovviare a questa mancanza consentendo una delega speciale, con autocertificazione della positività al Covid-19, che consenta al ritiro della carta da parte di un componente terzo al nucleo familiare.

Ulteriori Misure Previste per l’Area di Castel Volturno e la Piana del Sele

Durante il primo lockdown la Regione Campania ha previsto, nel proprio Piano per l’emergenza socio-economica, l’azione 4, destinata alle persone immigrate negli insediamenti informali nel basso Sele, di Castel Volturno e Comuni limitrofi, con uno stanziamento di €3.748.880 a valere sul progetto SU.PR.EME Italia. A differenza di tutte le altre azioni previste dal Piano, per questa non è stato emanato alcun bando.

L’azione prevedeva, in linea generale, interventi di supporto specialistico di varia natura per la categoria individuata come beneficiaria. L’attuale fase di emergenza, che va verso nuove auspicabili chiusure, rende ancora estremamente urgenti le attività previste dall’azione 4, che andrebbero promosse come azione di sistema, organiche, per poter essere davvero efficaci.

La nostra organizzazione vanta due decenni di esperienza sul campo della Castel Volturno Area, e dunque si dichiara da subito disponibile a fornire le proprie competenze per coadiuvare la Regione alla realizzazione di quest’azione, che andrebbe avviata in tempi rapidissimi per dotare l’Area di strumenti resilienti a questa nuova ondata di contagi.

UNA CONSIDERAZIONE NECESSARIA SULLE COPERTURE FINANZIARIE

Alcune di queste misure rappresentano dei costi importanti per lo Stato. Ciò apre ulteriori spazi di ragionevolezza per una progressività accentuata delle imposte e, più nello specifico, di un’imposta patrimoniale. Più volte le autorità politiche e sanitarie hanno paragonato questa pandemia ad un conflitto bellico: una situazione d’emergenza richiede strumenti dello stesso tenore. Il covid-19 sta amplificando divari sociali già esistenti, minando la stessa coesione umana in un momento nel quale ce n’è estremo bisogno. Secondo la classifica di Forbes (aprile 2020), i primi 10 italiani più ricchi dispongono di un patrimonio personale complessivo di quasi 70 miliardi euro. Il più recente rapporto Global Wealth (agosto 2020) dice che in Italia 400.000 persone dispongono di un patrimonio superiore ad 1 milione di euro (immobili esclusi). L’1% più ricco della popolazione detiene il 22% della ricchezza (credit Suisse). Perfino i detentori di maggiore capitale nel mondo, di matrice liberale e non sovranista, non si scandalizzano rispetto alla possibilità di redistribuzione di ricchezza e opportunità mediante una patrimoniale. In Italia, un’operazione del genere con l’applicazione di un’aliquota del 5% sui patrimoni dei 400mila milionari, porterebbe nelle casse statali circa 50 miliardi (basandosi sulle stime effettuate da Il Fatto quotidiano 18/08/20).

Se la politica giustamente ricorda sempre a ciascuno di noi come il rispetto di ciascuno delle regole possa aiutare ad uscire da questa situazione, è parimenti giusto che venga ricordato alla politica che certi strumenti di riequilibrio socio-economico non possono essere accantonati per troppo tempo.

Allegato: dati statistici sulla Campania, con focus sulla cintura metropolitana Caserta-Napoli

Caserta, 10/11/2020

Per contatti:

Dott. Vincenzo Fiano: 3351557163 – fiano.vincenzo@gmail.com

Dott. Alessio Malinconico: 3408627619 – ya_basta@hotmail.it

CAMPANIA SOLIDALE:

Centro Sociale Ex Canapificio – Caserta / APP – Avellino prende parte / Ass.ne Asilo 31 – Benevento / Movimento Migranti e Rifugiati di Napoli / Ass.ne Ya Basta – Scisciano / Nova Koinè – Marigliano / Caritas Diocesana di Caserta / Ass.ne Melagrana – S. Felice a Cancello / Parrocchia di Marigliano (NA) / Ass.ne Rinascita – Pomigliano d’Arco / Città aperta – Pomigliano / Casa del Popolo – Torre del Greco / Rete di mutualismo Soledad /Ass.ne A’ rezza – Volla (NA) / Rete cittadinanza e comunità della Terra dei Fuochi / Città Visibile – Ora di Atella / Missionari Comboniani – Castel Volturno / Ass.ne Black and White – Castel Volturno / Laboratorio 1000 Piani Caserta / Comitato per Villa Giaquinto – Caserta / Circolo ARCI – Caserta / Ufficio Migrantes – Caserta / Officina femminista – Orta di Atella / Parrocchia San Pietro in Cattedra – Caserta /Parrocchia di San Rufo – Caserta / Parrocchia S. Lorenzo Martire – Caserta / Parrocchia Santa Maria Assunta – Caserta / Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta / Comitato Città Viva – Caserta / Comitato Parco Aranci – Caserta / Lab. Artistico Kalifoo Ground – Caserta / Comitato Caserta città di Pace / USB Federazione del Sociale di Caserta / Neroenonsolo A.P.S. – Caserta / Cobas Scuola Napoli e Caserta/ AssoPace Napoli

Potrebbe interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.