Siamo di Terra, ma non ci sentiamo a terra

Abbiamo chiesto a Rino Malinconico, attivista di TERRA e segretario regionale del PRC della Campania, oltre che collaboratore di LEF, come giudica l’esperienza elettorale della lista TERRA e cosa prevede per il prossimo futuro.

D. Allora, come è andata? Come vive TERRA il dopo elezioni?

R. L’esito elettorale è stato negativo per noi. Abbiamo preso circa 25.000 voti di lista, uno striminzito 1,1%. Siamo ovviamente dispiaciuti, ma non abbattuti. Siamo di Terra, ma non ci sentiamo “a terra”. L’assemblea regionale che abbiamo svolto giovedì 24, tre giorni dopo il voto, ha visto non meno di 150 presenze. E il giudizio unanime è che, al di là del risultato, abbiamo dato vita a una proposta politico-elettorale utile, anzi necessaria in questa fase storica e in una regione particolarmente degradata come la Campania. D’altronde, abbiamo vissuto con convinzione ed impegno, e anche con piacere, la competizione elettorale. Gli altri hanno fatto promesse, noi abbiamo fatto proposte. Le urne non ci hanno premiato, ma le ragioni che ci hanno portato a costruire TERRA restano intatte. In sostanza, il PROGETTO TERRA continua. Abbiamo già fissato un nuovo appuntamento regionale per il 7 e 8 novembre prossimo.

D. Non ha pesato, nel risultato negativo, il fatto che il simbolo fosse nuovo?

R. Bisogna dirci le cose per quello che sono. Non vale il ragionamento che non eravamo conosciuti. Il simbolo era, sì, nuovo, ma, come abbiamo abbondantemente ripetuto nella campagna elettorale, TERRA viene da una storia più antica, è fatta da persone riconoscibili per il loro impegno sociale. Lo stesso programma elettorale ha ripreso per intero i contenuti delle buone pratiche e delle buone battaglie degli ultimi anni, e la lista è stata appassionatamente sostenuta da forze politiche (Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana) che non stavano partecipando per la prima volta a una campagna elettorale. La verità è che il campo politico che prova a spingere per l’alternativa di società si è paurosamente assottigliato negli ultimi decenni.

D. Non pensi che il simbolo tradizionale della sinistra comunista, la falce e il martello, avrebbe raccolto qualche consenso in più?

R. Avrebbe raccolto qualcosa da un lato e perso molto dall’altro. Chiunque può rendersene conto comparando i risultati nell’insieme delle regioni andate al voto. Nonostante l’abnegazione dei compagni, quando non si è potuto costruire una proposta più larga e siamo stati costretti, come Rifondazione Comunista, a presentarci col simbolo storico dei comunisti, abbiamo raccolto risultati ancora più negativi, abbondantemente sotto l’1%. E parimenti è successo con le elezioni comunali. Certamente è anche capitato, in qualche comune, di avere un positivo riscontro, ma ciò non è dipeso dal simbolo, bensì dal radicamento territoriale dei compagni. Del resto, anche i risultati di TERRA, considerati comune per comune, dimostrano che non è questione di simboli, ma di presenza reale nel tessuto sociale. Se a Capua, che ha poco più di 18.000 abitanti prendi 450 voti (6,53%) e ad Aversa, che ha quasi il triplo degli abitanti di Capua, i voti ricevuti sono 151 (0,77%), non puoi mica dire che è questione di simbolo. Va considerato l’apporto dei candidati, ovviamente, ma anche l’effettivo radicamento sociale. Per restare alla provincia di Caserta, nessun candidato nostro era di Orta di Atella (27.000 abitanti), ma lì i voti sono stati 253 (2,83%): proprio perché in quel comune c’è una presenza abbastanza strutturata di compagni. Il guaio è che nella stragrande maggioranza delle città italiane non esiste più neppure l’ombra della sinistra ambientalista e di alternativa. Non mancano certo, neppure nei luoghi più silenziosi, persone che coltivano dentro di sé l’ideale di un mondo a misura di essere umano, senza sfruttamento, senza degrado, senza oppressione. Ma non si mettono in gioco, sono poco propense a contribuire a una vicenda collettiva. Pensano che, nella sostanza, nulla possa davvero cambiare. È un dato storico drammatico che molti, nel nostro minuscolo milieu politico, non vedono e non vogliono vedere, perché pone interrogativi spinosissimi su che senso abbia il rimanere ostinatamente uguali a come eravamo venti, trenta, quarant’anni fa…

D. Dunque, tu rilanci il PROGETTO TERRA, nonostante l’esito deludente delle elezioni…

R. Io sono convinto che c’è una effettiva latenza di futuro dentro il Progetto Terra, poiché esso interviene con estrema chiarezza sulla contraddizione sempre più ultimativa tra l’assetto capitalistico della società e le condizioni di vivibilità su questo nostro pianeta. Interviene sulla distanza, sempre più insostenibile, tra l’accumulo enorme del sapere e della tecnologia e la reale qualità della vita delle persone. E va ribadito che la centralità del rapporto tra esseri umani e natura non cancella, ma anzi impone con più forza la dignità del lavoro e il godimento pieno dei diritti sociali. Lavoro, affetti, cultura e natura si presentano, oggi, proprio come un tutt’uno, e spingono per una nuova cittadinanza umana, per una società che vada oltre i parametri storicamente regressivi del capitalismo, oltre la logica del profitto. Non è un ragionamento astratto. Prova a misurarsi, invece, con le vere urgenze storiche di questo nostro tempo. Il problema gravoso che abbiamo davanti è come far vivere concretamente un discorso che è di stringente attualità, che è ragionevole, che può essere capito e condiviso da larghissimi strati di popolazione. Abbiamo il problema di come immettere i contenuti che ci contraddistinguono dentro la vita sociale. Le analisi e le proposte che abbiamo spiegato, che abbiamo gridato in questo mese e mezzo di intensa campagna elettorale, dovremo riuscire a proiettarle in avanti.

D. Come vi organizzerete in concreto?

R. A giorni ci costituiremo in associazione formale, l’Associazione politico-culturale TERRA. Avremo uno statuto agile, che espliciterà le nostre finalità, sottolineerà il carattere regionale dell’associazione e dichiarerà l’associazione aperta a chiunque voglia dare una mano. Renderemo pubblica, inoltre, una DICHIARAZIONE DI INTENTI che ribadirà il nostro non essere in concorrenza con le altre soggettività politiche e culturali che difendono l’ambiente e il lavoro e che praticano la cultura della solidarietà. Anzi, verso tali soggettività (mi riferisco, ad esempio, a Potere al popolo e a Dema) TERRA solleciterà la convergenza sui temi, sulle vertenze e sui passaggi politici che abbiamo davanti. Più in generale, la DICHIARAZIONE riaffermerà l’attitudine di TERRA a dialogare, in Campania e fuori della Campania, con tutto ciò che si muove nella nostra stessa direzione. Dialogando, però, con la logica di far maturare le cose, senza precipitazioni organizzative a freddo verso nuovi partiti nazionali. In altre parole: nei mesi e negli anni immediatamente a venire, noi non saremo un Partito, né proporremo ad altri di fare un Partito con noi. Non è che siamo contrari ad un rassemblement organizzativo e politico di soggetti, a una unitaria soggettività che veda il convergere di tutte le forze possibili; ma una nuova costruzione politica generale, indirizzata all’alternativa di società, ha bisogno di tempi necessariamente più lunghi e di un processo reale di sedimentazione. Non si fa da un giorno all’altro.

D. Ma chi vorrà partecipare all’esperienza di TERRA come potrà farlo? A chi dovrà rivolgersi?

R. In questa prima fase noi funzioneremo con una logica assembleare, sia nei singoli territori, sia a livello provinciale, sia sul piano regionale. Costruiremo luoghi di partecipazione, non di appartenenza. Con confini aperti e non rigidi. E però, tra un’assemblea e l’altra, in particolare se riesploderà in modo drammatico la curva dei contagi, avremo anche bisogno di strutture di coordinamento. Sul piano generale, si tratterà dell’insieme dei nostri 50 candidati, integrati da una rappresentanza delle soggettività organizzate che sostengono il progetto. E analogamente avverrà sul piano provinciale e territoriale. Per il momento andremo avanti così: con un assetto provvisorio che potremo tranquillamente cambiare quando si delineerà un percorso di effettiva crescita. In questo quadro, manteniamo come portavoce provvisori del Progetto Terra, Luca Saltalamacchia e Stefania Fanelli.

D. Mi pare di capire che ora la vostra priorità è quella dello sviluppo territoriale…

R. Sì. L’Associazione continuerà ad avere un blog, un sito, una pagina Facebook, e anzi li potenzierà. Ma dovrà agire realmente sui territori. Le prossime settimane e i prossimi mesi vedranno concreti momenti di discussione, di organizzazione e di iniziativa territorio per territorio. Punteremo alle urgenze specifiche del degrado ambientale, ma anche alle urgenze del degrado sociale. Il che significa battersi per le bonifiche ambientali e, contemporaneamente, per far valere i diritti del lavoro; difendere gli spazi di cura e rivendicare, contemporaneamente, la trasparenza della vita pubblica e il contrasto alla camorra e al malaffare; impegnarsi a difesa dei posti di lavoro e, contemporaneamente, per la soddisfazione dei bisogni collettivi in tema di abitazione, trasporti e fruizione degli spazi pubblici e dei beni comuni.

D. Un’ultima domanda: con i rapporti di forza che si sono delineati in Campania, cosa potrà mai fare una soggettività piccola come TERRA?

R. Intanto, qualcosina l’ha già fatto. È anche per la pressione di TERRA che il tema del degrado ambientale è stato presente come non mai in queste elezioni. Dopo la nostra assemblea di Taverna del Re, tutti i candidati presidenti sono andati lì e hanno dichiarato che stavolta la questione delle ecoballe l’avrebbero risolta. Noi vogliamo prenderli in parola e andremo di nuovo, nelle prossime settimane, in quel luogo simbolo del degrado: per ricordare a De Luca che non se la può cavare con le parole e le promesse elettorali. Più in generale, rilanceremo territorio per territorio le nostre proposte sul risanamento ambientale, sulla salvaguardia e la valorizzazione dei beni comuni, sulla soddisfazione dei bisogni primari del reddito e della casa, sullo sviluppo economico ecosostenibile e rispettoso delle vocazioni territoriali, sul potenziamento della sanità pubblica a partire dalla medicina preventiva, sul riassetto efficace del trasporto locale, sulla cura puntuale della scuola pubblica e del patrimonio culturale, sul sostegno alle reti della solidarietà e dell’accoglienza, sul contrasto alla camorra e al malaffare. Siamo fuori dalle istituzioni, ma non siamo fuori dalla società. Intendiamo rilanciare l’iniziativa, chiamando alla mobilitazione e alla lotta. Faremo, in sostanza, ciò che abbiamo provato a fare in tutti questi anni. E confidiamo che stavolta saremo un po’ di più…

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