Alcune domande sugli effetti della pandemia

La mia riflessione parte dall’assunto che questa pandemia mette in crisi tutto: l’io, il mio pensiero, la società, il sistema di relazioni sociali, politiche, economiche, insomma il mondo come lo conosciamo o crediamo di conoscerlo.

Sono abbastanza d’accordo con Rino Malinconico che la crisi dell’uomo moderno o postmoderno potrebbe condurre ad un superamento dell’io e del noi come finora sono stati concepiti.

Sono, però, consapevole che la transizione o il salto all’io-noi non è quello che necessariamente accadrà, ma solo quello che si auspica accada.

Mi sono posta e mi pongo un po’ di interrogativi:

a)  Eravamo preparati al fatto che il sistema fosse messo in crisi da un evento che (sembra) nulla ha a che vedere con la volontà e le scelte consapevoli degli uomini? E che è comunque conseguenza del nostro modo di vivere e consumare, se è vero che la natura ha bisogno di riequilibrare il rapporto tra le risorse del pianeta ed il consumo complessivo delle stesse?

b)  Questo evento che determinerà giocoforza un cambiamento nella nostra esistenza e nel nostro esistente, diventando uno spartiacque tra il prima e il dopo, determinerà una crisi dei rapporti di forza del sistema capitalistico? Intendo dire: sovvertirà la relazione tra la ricchezza complessiva e suoi detentori? O i più poveri, gli ultimi, lasciati a se stessi, sono destinati a scomparire dalla scena pubblica, mentre chi ha accesso alla ricchezza si salverà e condizionerà gli scenari futuri?

c)  Se la pandemia dovesse ripigliare ad espandersi dentro e dopo il periodo estivo, che fine farà la parte più povera del mondo?

d)  Non potrebbero fare la differenza, in positivo, l’accesso all’intelligenza artificiale, la sua conoscenza, il suo uso più o meno consapevole da parte della popolazione?

d) E cosa ci accadrebbe se questa condizione in cui il tempo e tutto quello che in esso si esprime, si realizza e si concreta – in particolare le relazioni ed i rapporti umani -, sembrano sospesi, in attesa che la parentesi aperta si chiuda e si torni alla “normalità”, perdesse il carattere della transitorietà e diventasse una modalità della nostra esistenza?

e)  Soprattutto nell’ipotesi malaugurata che ciò si dovesse verificare, non potrebbe prendere piede un’altra forma di potere ancora più escludente?

È vero, nessuno si salva da solo…

Tutti avremo bisogno di ricorrere alle stesse cure

f)  Ma se si profilasse proprio una lotta per la sopravvivenza, che succederà? La spunterà chi più a lungo riuscirà a mettere in campo una maggiore capacità di resistenza?

Domande. Non risposte. Non ancora. Il mio approccio, d’altra parte, è quello di una donna comune. Che si aggrappa ad una semplice speranza. E cioè che, alla fine, abbia ragione la dott.ssa Adele Alma Rodriguez: “Una stretta solidarietà incatena dunque gli esseri e le cose. Unisce tutte le manifestazioni naturali; nessun individuo può venire giudicato superiore o inferiore all’altro. E pertanto la sola legge morale che ne consegue è una legge di amore che è l’espressione umana dell’unità dinamica tra micro e macrocosmo”.

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