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Venerdì, 04 Aprile 2014 16:00

Tanto tuonò che non piovve

Scritto da  Sabatino Dioguardi

Tra reciproche minacce di elezioni immediate, intimazioni a fare una presto, avvertimenti dell'impossibilità di sciogliere il Parlamento senza una nuova legge elettorale, è maturata la “svolta storica” dell'accordo tra un capo politico giudicato indegno di sedere in Parlamento ed un capo politico fattosi largo al grido di tutto si rottami purché tutto resti come prima.

Così è stato annunciato il nuovo modello elettorale. E’ in puro spirito maggioritario ed elude spregiudicatamente la sostanza delle recente pronuncia della Corte Costituzionale. La Corte, infatti, aveva ribadito il principio dell'uguale valore di ogni voto, definendo, di fatto, il sistema proporzionale come il modello più conforme ai principi ispiratori della Carta Costituzionale .

Il primo scopo della proposta sembra essere quello dell'estromissione dei partiti medio-piccoli dal Parlamento, essendo stata prevista una soglia di sbarramento elevatissima per i partiti che decidessero di presentarsi non coalizzati con nessuno: ben l'8%! Una soglia che non è presente negli altri Paesi, e che è tale da escludere tutti i partiti ad eccezione di PD, Forza Italia e M5S. Ciò significa che, ovviamente, ci sarà la corsa alla coalizione; ma anche in questo caso il raggiungimento della soglia di sbarramento è tutt'altro che agevole: il 12% per la coalizione e, dentro di essa, ogni singolo partito deve ottenere almeno il 5%.

Esaltazione del voto utile, dunque, con tanti saluti al principio dell'uguale valore di ogni elettore: tutti i voti espressi per i partiti e le coalizioni che non supereranno queste altissime soglie di sbarramento diverrebbero immediatamente voti dispersi, senza effetto, per nulla paragonabili alla ben più pregnante rilevanza dei voti attribuiti ai partiti maggiori.

L'eliminazione delle preferenze ripropone, poi, il sistema delle liste bloccate e, dunque, prefigura ancora una volta un Parlamento non di eletti ma di nominati, come è avvenuto per il porcellum. Davvero si può sostenere che tale esito possa essere evitato con le primarie? Intanto, allo stato, si tratterebbe di primarie del solo PD. Inoltre si tratterebbe di operazioni non legislativamente regolate, alla mercé delle regole che si darebbero (forse) autonomamente i partiti.

La soglia del premio di maggioranza, infine, è stata fissata al 35%. E’ bassa, ma comunque non consentirebbe, con gli attuali schieramenti politici, il raggiungimento a nessun partito e, probabilmente, a nessuna coalizione. Per superare questa impasse ed evitare di riaprire le porte al temuto proporzionale, compare il doppio turno, per cui, in caso di mancato raggiungimento della soglia, scatterà il ballottaggio tra le due coalizioni o partiti che abbiano ottenuto, in sede nazionale, i maggiori consensi; chi la spunterà, otterrà il premio di maggioranza, tra il 15 ed il 18%, in modo da arrivare al 53% dei seggi.

Il prossimo incontro, che per la par condicio è stato fissato a casa di Berlusconi e di Dudù, servirà per risolvere gli interrogativi che scaturiscono da tale impianto: come verranno indicati i candidati eletti col premio di maggioranza? Essendo il calcolo fatto su base nazionale, i seggi verranno attribuiti alla coalizione (o al partito): ma come verranno assegnati? Ai collegi in cui la coalizione ha preso le maggiori percentuali? E in caso di coalizione, a quale forza politica interna alla coalizione stessa?

Forse le soluzioni verranno estratte da un'urna da un operaio licenziato FIAT, poiché Renzi, come è noto, pone il lavoro al primo posto del suo programma politico...

In conclusione, seppur la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della Legge c.d. porcellum, nelle parti relative al premio di maggioranza e all'assenza della possibilità per il cittadino di esprimere preferenze, il Parlamento, che ha sempre affermato la necessità di cambiare la legge elettorale per passare da un Parlamento di nominati ad un Parlamento di eletti, sarà chiamato a ratificare un impianto tutto indirizzato a ri-legittimare l'attuale classe politica. Ci daranno, insomma, un sistema elettorale affetto dagli stessi elementi di incostituzionalità di quello precedente. E magari prima o poi qualche giudice solleverà eccezioni di illegittimità costituzionale per tali nuove norme, e forse la Corte Costituzionale deciderà nuovamente su di esse. Nel frattempo ci sarà stata l'ennesima meschina figura del Parlamento italiano.

Sabato Dioguardi

Letto 1625 volte Ultima modifica il Sabato, 05 Aprile 2014 14:28