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LEF  è realizzata da donne e uomini, giovani e meno giovani, non riconciliati con la logica del profitto.

Molti di loro vivono, lavorano e studiano nel Mezzogiorno d’Italia, ma non sono per nulla “localisti”. Si ispirano, anzi, al medesimo atteggiamento degli zapatisti del Chiapas in Messico, che suggeriscono di “pensare globalmente ed agire localmente”. Soprattutto si propongono di aprire una esplicita battaglia culturale, mettendo assieme la critica della società esistente, la quale sospinge ogni persona ad essere null’altro che una merce tra le merci e costruisce pratiche di vita sempre più alienate, con la prospettiva (che consideriamo non solo giusta ma anche realistica) di una qualificazione effettivamente umana della vita. Vogliono contribuire, in sostanza, nei limiti delle forze di cui dispongono, a ridisegnare il mondo non come un insieme di valori di scambio ma come un luogo accogliente ed amico per ciascun essere umano.

La convinzione di partenza è che sia ora davvero possibile la realizzazione storica di ciò la modernità prometteva ai suoi esordi, con la triade rivoluzionaria di liberté, egalité e fraternité.

LEF si propone, perciò, di parlare né più né meno che di rivoluzione. E però, a differenza delle culture rivoluzionarie del Novecento ritiene necessario connettere da subito la prospettiva della nuova società e la prospettiva della nuova umanità.