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Domenica, 04 Gennaio 2015 21:45

La bellezza e la memoria

Scritto da  Giosuè Bove

 

Marcos fu intervistato, qualche anno fa, a proposito della marcia degli zapatisti verso la capitale messicana. Gli chiesero: “State marciando su Città del Messico. Prenderete il potere?” Ed egli rispose: “Noi non lottiamo per il potere, ma per qualcosa di molto più grande” “Più grande del potere?” “Sì. Noi lottiamo per la memoria”. (Lef rivista)

"Oggi essere rivoluzionari significa togliere piĂą che aggiungere,  significa rallentare piĂą che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilitĂ , alla dolcezza.” (Franco Arminio)"

Ma che significa lottare per la memoria?

Il senso della memoria

Il "senso della memoria" è, forse, un "sesto senso" (più propriamente il decimo senso, perché, sebbene se ne considerino solo cinque, gli animali, e gli uomini tra questi, sono dotati di nove sensi). E non lo è solo metaforicamente, perché condiziona il funzionamento degli altri sensi. La vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il tatto, ma anche il dolore e l’equilibrio, la percezione del caldo e del freddo e la percezione spaziale dipendono da ciò che accade ma anche da ciò che è accaduto, da come l’avvenuto è stato elaborato, e, dunque, esattamente dalla memoria.

La memoria e la bellezza

In particolare, è la memoria a determinare la intuizione della bellezza, che è, in sostanza, l’insieme delle qualità percepite che suscitano in noi delle sensazioni piacevoli, con un contenuto emozionale positivo. E’ una intuizione che appare immediata, non ragionata: ma è, in effetti, il frutto di un paragone (rapido e spontaneo quanto si vuole, ma comunque un paragone) del grado di piacere che l’esperienza suscita rispetto ad altre precedenti esperienze confrontabili. Il grado di piacere è a sua volta determinato dal benessere che l’esperienza provoca: la bellezza genera una riflessione benevola (un riflettersi piacevole, un ammirarsi in uno specchio) che dà senso alla propria esistenza nel mondo.

Il senso della vita

La memoria come “senso” è dunque la conditio sine qua non per “possedere” la bellezza e dare un senso alla vita. Se, infatti, ci ponessimo la domanda cardine, ovvero che senso abbia, “in sĂ© e per sé”, l’esperienza del “vivere”, la risposta non potrebbe essere ricercata nella continuitĂ  biologica della specie, che avrebbe significato solo per gli “io” come “noi” (e cioè per una dimensione collettiva, di comunitĂ  e, per l’appunto, di specie) ma non per l’individuo singolo. Io proporrei di affermare che  vivere ha senso, per gli esseri umani, soltanto in quanto è possibile ricordare l’esperienza della bellezza. Anche le diverse etiche della e per la vita, anche quelle estreme dei santi e dei martiri, rivoluzionari e non,  rimandano, in ultima analisi, al “riflettersi piacevole”, e dunque alla bellezza e al piacere.  

Di più: questo vivere connesso alla memoria e alla bellezza ha senso anche in relazione al carattere finito della esistenza individuale e alla esperienza inevitabile della morte, perché ciascuno può tramandare ad altri la sua concreta vicenda ed avere piacere nel sentire che quel tramandare sarà ricordato. Così la vera tomba dell'uomo diventa, come diceva Foscolo (che però lo diceva in una accezione elitaria), la memoria di coloro che sono in vita: nel senso che si è morti davvero solo quando si cade nell'oblio, quando cessa la memoria.

La memoria e la merce

La memoria umana è una funzione viva dell’intelletto:  la rielaborazione concettuale degli avvenimenti attraverso il linguaggio e la permanenza delle sensazioni nelle arti, nella narrazione o nella raffigurazione possono sottrarre all’oblio, anche se parzialmente, l’esperienza della bellezza e del piacere. Ma questa dinamica propriamente umana, reale in ciascun individuo, viene negata dalla societĂ  della merce. In essa, la stimolazione dei piaceri artificiali, costruiti unicamente per il consumo produttivo di specifiche merci, tende ad alterare la memoria, a trasformarla, anch’essa, in merce. Si riduce, in sostanza, il valore d’uso individuale e lo si riconduce ad un valore d’uso uniforme, capace di esprimersi solamente in generale, una sorta di pensiero unico e di unica memoria. La “memoria della merce” è, infatti, una funzione morta, una registrazione meccanica, un'accumulazione di saperi finalizzata unicamente alla riproduzione del rapporto sociale di capitale. Così, pur avendo necessitĂ  dell'intelletto umano e della memoria umana, il capitale tende a confinarli nei recinti della merce, contrapponendo alla sovversione dolce della bellezza e della felicitĂ  i suoi semplici surrogati artificiali, potenti ed efficaci ma, appunto, alieni. Essi sono il possesso di merci, la proprietĂ  delle ricchezze, la potenza del danaro. Il contrario esatto di ciò che merita di esser chiamato “umano”.

Lottare per la memoria

Lottare per la memoria significa allora affermare, contro l’alienazione e il dominio della merce, la bellezza e la volontĂ  (la scelta) di mantenere e trasformare i ricordi, per salvarli dall’oblio e dalla omologazione. Si tratta di realizzare una "intenzione" per niente neutra, che ci indirizzi, sulla base del ricordo del piacere e della memoria della bellezza, ad una scelta matura di sensazioni e percezioni e alla loro matura interpretazione. 

Lottare per la memoria significa, inoltre, esplorare il passato e svelare l'illusione del possedere (e dell'aggiungere), della velocitĂ , della forza; significa identificare criticamente il presente e la felicitĂ  possibile sul terreno dell'essere (e del togliere), sorridendo con benevolenza alla lentezza e alla fragilitĂ ; significa preparare l'avvenire adesso, dando senso al "prendere il potere in se stessi" e riferendosi alla bellezza, come affermazione sovversiva della societĂ , e alla felicitĂ , come celebrazione assoluta della vicenda esistenziale. 

Lottare per la memoria significa, in fondo, essere consapevoli della nostra finitudine e ciò nonostante voler "continuare a vivere" anche dopo la morte, nella memoria degli individui che si amano, o, meglio ancora, nella memoria universale: seminando nel cuore del prossimo segni, atti, discorsi di affettivitĂ , di arte e di storia, in modo che questi diventino tracce di sĂ© nel tempo. 

PiĂą

L'intenzionalitĂ  della memoria è la radice della felicitĂ . 

Letto 1712 volte Ultima modifica il Venerdì, 04 Marzo 2016 19:00